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Al di là dello scorrere del tempo che inevitabili cambiamenti porta con sé, questi campioni impregnavano col loro sudore la stessa muta a righe bianche e nere oggi indossata da Tévez… eccetto per un piccolo dettaglio che oggi diamo quasi per scontato, ma che all’epoca rappresentò una decisiva ultime notizie juve svolta verso il gioco moderno, Il 17 settembre 1939 rimane una data storica nel calcio di casa nostra, quella in cui per la prima volta i tifosi videro i loro beniamini calcare i campi con una curiosa “macchia” sulla schiena… ai giovinastri del Duemila il tutto potrà sembrare una mera fandonia, ma financo al crepuscolo degli anni Quaranta la cosiddetta numerazione tattica era ancora di la da venire!.

Sbirciando nelle istantanee del passato, fa sicuramente un certo effetto ultime notizie juve ammirare gli idoli dell’epoca con una schiena “nuda” e priva di quelle cifre che invece, nei decenni che verranno, assumeranno un’aura ben più ampia del mero significato matematico, Da lì in poi, la passione sportiva contagerà il pubblico con le parate del numero “1” e, aggiungendo uno zero, con le giocate di quel “10” che presto diverrà sinonimo per i fuoriclasse di ogni latitudine, Non più solo la maglia, ma anche quello che è stampato — pardon, cucito — dietro diventa elemento attraverso cui un calciatore può identificarsi ; un numero che, sovente, finisce per divenire un tutt’uno con l’estro di chi se ne appropria..

Certo, più difficile risulta diventare un tutt’uno con una maglia, soprattutto se questa è a strisce bianche e nere… il contrasto più netto che la mente umana possa immaginare funziona decisamente nel veicolare passione attraverso gli occhi, incontrando invece dei seri ostacoli quando deve accogliere un numero sotto alle spalle, È questo l’intoppo cui si trovò di fronte la squadra torinese in quel ’39, di colpo alle prese con qualcosa che da lì in avanti avrebbe cambiato, per ultime notizie juve sempre, la percezione della divisa bianconera..

La soluzione escogitata da quella Juventus, che si maschererà fugacemente da Cisitalia, non andò a stravolgere la fisionomia generale dell’uniforme ma ciò nonostante tradì una discreta dose di originalità  — non per niente, erano gli anni in cui al vecchio Comunale ci si poteva imbattere perfino in una grande “J” sul petto. Fatto sta che la schiena dei calciatori vide dall’oggi al domani il palo centrale nero “allargarsi” a dismisura, quel tanto che bastò per accogliere al suo interno la novità numerica, pittata di bianco.

L’esordio di quegli un, due, tre e via dicendo avvenne sopra un’attillata maglia in lanetta che le zebre vestiranno sino alla fine dei Cinquanta, Soprattutto, una casacca che vedrà nel 1946 la nascita della leggenda di Giampiero Boniperti, colui che, dapprima sul manto erboso e poi dietro una scrivania, diverrà il simbolo più fulgido della juventinità, Il sire di Barengo, giovane capitano, nel 1950 riporterà dopo ultime notizie juve tre lustri lo scudetto sul petto bianconero, ma le stagioni che verranno saranno avare di gioie per quella maglia, finita stritolata fra i trionfi di Milano e Firenze, Toccherà a una nuova muta invertire la rotta, sia nel palmarès che in fatto di stile….

Era l’estate del 1957, con la Juventus reduce dall’ennesimo e anonimo campionato di metà classifica. La classe di un ormai trentenne Boniperti, da sola, non bastava più a sorreggere una squadra arrivata perfino a lambire la retrocessione. Una situazione insostenibile per il Dottore, il giovane presidente Umberto Agnelli, deciso a rinverdire le ambizioni bianconere portando a Torino due sconosciuti che, molto presto, faranno parlare di sè. Ad accogliere un Gigante Buono e un testardo Cabezòn c’è una nuova maglia, molto diversa da quelle delle altre formazioni della penisola.

Più che un indumento sportivo, pare proprio una camicia come quelle degli albori, Ma in casa juventina, il cambiamento più grande è sulla schiena, dove scompare quel grande palo nero per far posto al ritorno della classica rigatura, I numeri sono però sempre al loro posto, adesso a contatto diretto con le strisce e… colorati di rosso! Fatta eccezione per i simboli della vittoria, è la prima volta che un colore “estraneo” fa capolino accanto alle tinte societarie, La soluzione fu sicuramente ricercata nonché indice di una certa eleganza, sintomo di un’impronta “altolocata” che la formazione sabauda, sin dal 1923 legata a doppio nodo alla dinastia Agnelli, si faceva sempre più portatrice in giro per il paese, E il fatto che la coppia Charles-Sìvori, quell’anno, restituì al Piemonte lo scettro dello scudetto sommergendo letteralmente gli avversari sotto una montagna di ultime notizie juve gol, contribuì non poco a fissare tali mute nella memoria collettiva..

Tuttavia, se sui campi d’Italia stava germinando una nuova epoca in bianco e nero, in un certo senso la stessa già proliferava sui medium del tempo, costretti a ricorrere unicamente a questi due colori per veicolare le gesta dello sport, Nel pieno del boom economico il calcio era esclusivamente quello allo stadio, sicché gli appassionati del bel paese non facevano troppo caso alla qualità dei fotogrammi loro proposti al ritorno a casa, giusto in tempo per vedere la Domenica Sportiva ; d’altronde, erano gli stessi che sovente si appigliavano ancora ai racconti della radio, ai ultime notizie juve «quasi gol» di carosiana memoria, per fantasticare su quella palla fatta ancora di stringhe e fettucce di duro cuoio..



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